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Reporter de La Nazione e Il Resto del Carlino, Stefano Preziotti da anni racconta cronaca ed attualità attraverso le lenti della sua Canon. Ma la fotografia è lavoro e passione, non certo l’unico linguaggio scelto per raccontare e raccontarsi; Stefano Preziotti è anche -e soprattutto- nella poesia che trova il modo di fissare i più intensi momenti di vita. Una passione che si è tradotta nel secondo libro di versi intitolato ‘Asfalto e poesia’. Un volume edito da Intermedia edizioni che segue il primo lavoro ‘Scatti dell’anima’. In ‘Asfalto e Poesia’ Stefano correda di moltissime foto le pagine che raccontano di amori, amicizie e luoghi del cuore. Il libro è stato presentato a Villa Pambuffetti a Montefalco domenica scorsa e sarà disponibile dal 20 dicembre in libreria e nel sito www.intermediaedizioni.it. “Questo è un libro che parla di cosa c’è -ha spiegato nella presentazione il professor Guglielmo Tini- che canta la vita descrivendo ciò che molti danno per scontato ovvero la vita quotidiana perché è la poesia stessa ad essere -e a dare a chi la legge- qualcosa di molto concreto”. A presentare il volume c’era anche Isabella Gambini, editore e titolare di Intermedia edizioni, la casa editrice che che ha pubblicato i due volumi di Stefano Preziotti insieme al poeta Elvio Angeletti. Le parole della giornalista Silvia Minelli nella prefazione sintetizzano l’essenza della poetica di Preziotti: “È sempre stato sulla strada senza gabbie a disegnare il suo spazio. In questo libro le sue parole raccontano quella vita che impregna l’asfalto. Sentimentie poesia come finestre su ciò che vediamo e viviamo ogni giorno. In ognuna possiamo trovare un po’ di noi. In molte la nostra faccia più bella. La poesia per respirare l’infinita voglia di libertà in un viaggio che sprigiona emozioni che toccano il cuore di chi come lui vive l’amore in qualsiasi forma”.

Federica Menghinella

Foligno/Spoleto
16/12/2014 13:40:00 TRGMEDIA.IT

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Nel fraseggiare poetico e lieve fi Stefano che racconta di amore e amicizia, nato nel web ed ora fissato sulla carta, e’ impossibile non cogliere il suo più grande desiderio: quello della conservazione della memoria. Le sue parole fermano il tempo e lasciano giovani gli amori, fissano i sorrisi e rendono eterni i sospiri fra gli amanti. Colleziona emozioni, Stefano, e come accade con la fotografia, ci dona e tramanda con spontaneita’ cio’ che sente, vede, scrive, fotografa. Sapendo che fra cent’anni a qualcuno capiteranno fra le mani le sue parole o le sue foto ed in molte ci saremo anche noi amici e colleghi, sorridenti in piazza sotto al sole di giugno, davanti all’ennesimo caffè.
Federica MenghinellaGiornalista televisiva

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Quando Stefano mi ha detto che aveva deciso di racchiudere tutte le sue emozioni in un libro ho pensato alla morte e ho avuto paura. Sembrerà crudele, ma è la verità. In realtà è un pensiero che mi aveva già assalito tutte le volte che lo incontravo, lo vedevo salutare i suoi miliardi di amici, ogni volta che mi appariva una sua foto o leggevo una sua dichiarazione d’amore, alle sue donne ma più in generale alla vita. Ho paura, adesso più che mai, perché questa sintesi di se stesso è l’ennesima, e forse più importante traccia che lascia nel suo cammino. Se si ha paura della perdita, non si può non aver paura di perdere Stefano, che ha scaldato le giornate di tutti, che ha dato un tocco di poesia anche ai momenti più grigi. Lui sorride sempre, ama tutti e sa cogliere i dettagli più intimi in tutte le persone che incontra sulla sua strada. Io sono una di queste. Abbiamo vissuto fianco a fianco per un anno e mezzo. I suoi amici sono diventati i miei, i miei problemi sono diventati i suoi, le sue emozioni sono diventate le mie, le mie gioie sono diventate le sue. Non c’è persona al mondo che ama di più la vita, in tutte le sue sfumature. Per questo è impossibile non amare lui, o non odiarlo a volte, proprio per quella carica che mette in ogni suo singolo gesto che tu a volte vorresti cancellare solo perché non riesci a fare lo stesso. Ma con Stefano puoi veramente assaporare il gusto delle cose più banali e apprezzare la semplicità che l’insoddisfazione che ci perseguita ti porta a dimenticare. Stefano sa vivere di nulla, o di tutto, a seconda dei punti di vista. Vive gratificando gli altri, si nutre del sorriso delle persone che lo circondano e che a sua volta diventa il suo. Non ha bisogno di scappare perché è lì, nella sua Foligno e nella marea di persone che gli vogliono bene, che trova la forza per superare tutte le difficoltà. E’ per questo che ho paura. Solo il pensiero di tornare un giorno a Foligno e non trovarlo lì, in piazza, con il suo zainetto e la sua macchina fotografica, mi attanaglia. E pensare di trovarlo in ogni angolo, in ogni scatto e ora anche in ogni pagina, mi distrugge. Ma poi penso che Stefano avrà sempre vent’anni e sarà sempre vivo attraverso tutte le persone che portano con sé un pezzetto di lui. Perché le persone come lui non passano ma restano per sempre, perché ti hanno insegnato qualcosa.
“Ciao amico mio”, grazie per avermi regalato una parte della tua meravigliosa vita.
Silvia Minelli Quotidiano.net

 

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Tutto in uno scatto, quell’attimo in cui l’occhio si ferma e congela la realtà, quasi nascosto dall’obiettivo. L’altro occhio intanto vaga, libero di farlo, e trasforma quella realtà, quella verità in uno scatto dell’anima dove a scattare è il cuore. A parlare non più la voce ma i silenzi che solo la fantasia fa vivere. È in questi due mondi che Stefano vive, che si muove leggero e sinuoso come solo le bolle di sapone riescono a fare, come solo i sogni.
Stefania Placidi

 

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Può nascondersi in ogni angolo la poesia
Basta saperla scoprire ed essere pronti a condividerla.
Nei gesti semplici
Negli sguardi
Lungo le vie della propria città
nasce l’ispirazione.
Nelle poesie di Stefano i sentimenti sono profondi e nitidi come i suoi scatti.
Ma in questo caso l’obiettivo è puntato su di sé
Le emozioni che immortala non sono quelle delle vite altrui ma della propria
CHIARA ZUCCARI Corriere dell’Umbria

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Ho sempre pensato a noi italiani come a un popolo di cantanti poeti e
naviganti.
Molti cantano sotto la doccia o mentre scendono le scale, altri scrivono
poesie e pensieri su diari e fogli improvvisati.
Io sono uno di questi.
Sono un fotografo professionista e le mie fotografie hanno sempre portato
con sé le parole, sia le foto scattate che quelle solo immaginate.
Ho sempre provato dispiacere per milioni di foto che non vedremo mai
e per le poesie che non leggeremo.
Le foto dentro i cassetti rimangono ricordi senza vita, dimenticati.
Nelle mie immagini ci sono sempre emozioni, dolori, gioie e cambiamenti
che vivono anche in questo libro. Spero che chi leggerà “Scatti
dell’anima” trovi un suo amore perduto, un sentimento non contraccambiato,
un gioco di infanzia, un amico scomparso. Un grande amore
o un amore solo di sesso, l’attesa e l’emozione di un appuntamento.
La mia gratitudine a chi mi ha spinto a superare pudore e timidezza,
ansie e insicurezze.

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Cupido in bicicletta
Più affondo lo scandaglio nei segreti abissi dell’esistenza e più
mi persuado che il mondo troverà la sua salvezza solo nella sensibilità
di poche creature superstiti, il cui compito è quello di garantire
intatto il bacterio dell’amore. Riflettiamo sul concetto.
Ogni corpo vivo caduco, prima di perire, reca in sé la potenza di
riprodurre la forma che lo ha reso capace di vivere. Questo bacterio
prende forza e sostanza, intanto che il genere umano imbastardisce,
acquista le sembianze di un turbine che assorbe e rigetta,
che assimila atomi nuovi e rimodella atomi vecchi, per poi riflettere
l’eterno quadro della vita in tutte le sue manifestazioni. Questo
batterio alberga ancora in Stefano Preziotti. Da molto tempo cerco
di trovare una spiegazione a quel grande laboratorio dell’amore
che risiede in lui, ma so che non ci riuscirò mai. Non ci sono riuscito
neppure dopo aver letto per intero – e tutto di un fiato – la
raccolta di pensieri affidati a questa pubblicazione, di cui egli mi
ha concesso il privilegio di stendere una breve prefazione, che
prefazione non è, perché le prefazioni non si addicono ai misteri
irrisolti. Finalmente è primavera e sembra che la natura rinnovelli
le sue forze e ringiovanita si prepari a nuove composizioni,
a nuovi amori. Il nostro Cupido in bicicletta ha molto a che fare
con la primavera, la stagione degli amori, perché l’amore è la
combinazione di due o più atomi dissimili che si cercano e si
congiungono attraverso tutte le forze riluttanti della terra e del
cielo. Pochi giorni fa ho fotografato Cupido mentre era in attesa
dell’ignoto, seduto sulla sua bici, immobile, poggiato al para-
petto del ponte di porta Firenze, che guardava il passaggio dell’acqua
cercando di leggere chissà quale presagio dallo starnazzare
delle papere. Una rondine attraversava il suo cielo metafisico:
sembrava scesa solo per lui e non per infilare al volo gli insetti.
Fatevi mostrare la foto che gli ho scattato, se non ci credete. È li
che mi ha chiesto di scrivere queste poche righe per introdurvi alla
lettura dei suoi pensieri. Pur non essendone degno ho accettato
l’incarico. Ma ho fallito il compito affidatomi. Credo che non ci
sarebbero riusciti neppure i suoi amici più stretti, con i quali egli
spasseggia per il centro facendosi largo tra i cantieri eterni delle
pavimentazioni. Però una cosa l’ho capita. Voi potete dare all’amore
la definizione che più vi convenga, ma per lui è una sola.
L’amore è l’energia che deve portare in contatto le gemmule generatrici,
prodotte nel lento laboratorio di due organismi diversi,
riuniti in quel nido che è l’utero materno. E qui mi fermo, perché
tutto il resto non conta. Non conta la gazzarra infernale di Foligno,
che a mezzo giorno sembra gli si rovesci addosso con le
sue auto, i suoi mezzi pubblici, il fragore dei martelli pneumatici,
le erbucce che crescono dappertutto, i piccioni che sporcano, riscaldano
le loro piume al sole o col becco nascosto sotto le ali
fan guerra agli acari fastidiosi, le massaie di piazza dell’Erba
che hanno molte e importantissime cose da dirsi, i vispi e petulanti
scolaretti all’uscita delle scuole: mentre uno stride, l’altro
ciangotta, un terzo cigola e chiassosi si rincorrono, si frammischiano,
lo urtano con le loro cartelle. Lui se ne frega di tutta la
baraonda, consapevole dell’importanza del suo ruolo, quello che
svolge nell’incrociare lo sguardo di questa o quella ragazza che
sta accompagnando a casa. Come le riaccompagna lui non le
riaccompagna nessuno, le ragazze di Foligno. Il riaccompagnamento
a casa rappresenta il suo marchio profondo, quello di un
gentiluomo, di un poeta che nasconde una vera e propria passione,
che ha fiere gelosie, che ha lacrime e sospiri, che ha gioie
deliranti, forse. Le bellissime fanciulle – che natura benigna o
crudele destano ad ogni loro passo un desiderio o un sospiro di
Stefano – lo sanno, come sanno che lui bacia in segreto i fiori
caduti dal loro seno sotto forma di parole, che poi appunta, memorizza,
rielabora e trascrive. Seduto al bar della piazza, Stefano,
alzando di tanto in tanto il suo capo rasato, che non è rosso
per congestione ma ardente di un fuoco ch’egli stesso ignora,
conversa con loro come il confessore parlerebbe con le bigotte
genuflesse. Solo che ai tavolini del bar, davanti ad uno Spritz e
qualche oliva, non ci sono le grate, così è più facile osservarle
mentre scherzano con le dita nelle chiome o gli accarezzano la
mano. È più facile ascoltare il loro cuoricino che batte al ritmo
delle parole che lui, a prima vista timido e riservato, gli sussurra.
Credo che egli stesso ignori da dove gli vengano quelle parole,
tanto che, per non dimenticarle, quando arriva a casa le trascrive
sul suo profilo Facebook, dove potrete leggere di dolci e rosei
fantasmi attinti, forse, ad una infanzia che gli è sembrata durare
quel che dura il crepuscolo d’un mattino. Cupido in bicicletta lo
sa che qualcuno di labile memoria e di scettico cuore potrebbe
sorriderne nel leggerle. Ma sa anche che è solo invidia, rammarico
di chi non ha mai avuto in sorte di ordire le fila di un lungo
tessuto di deliri, di gioie, di tormenti. L’invidia di chi non ricorda
più di aver stretto la mano a quell’unica amata, che aveva amata
ancor bambino.
Giovanni Picuti
10.5.2013

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