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ALCUNI GIUDIZI CRITICI

Nato a Santa Elisabetta (Agrigento) nel 1949, poeta in lingua e dialetto, in questa antologia Salvatore Gaglio è stato scelto per poesie tratte dalla inedita raccolta “Canzuni Campagnoli”(1), scritta in dialetto siciliano agrigentino. Egli usa in prevalenza il sonetto senza subirne le costrizioni strutturali e senza far pesare tutto il ritmo sulle rime che peraltro nascono per gemmazione spontanea. L’autore prevede allitterazioni, anadiplosi ed altre figure che favoriscono una scrittura agile e spigliata. Il movimento a passo di danza crea singolari scenette a due protagonisti. Esemplari sono i tre sonetti dove la canna e il vento intrecciano un dialogo pieno di brio e di passione. Non si dimentichi che la poesia italiana fiorisce con la Scuola Siciliana che ha dato nomi illustri alla nostra letteratura. I temi amorosi che rientravano nel genere cortese (da interpretare nel codice culturale medioevale) avevano come simbolo la rosa ed altri nobili fiori. Gaglio sente questa tradizione poetica ma i suoi protagonisti, presi dalla natura, hanno origini ben più umili. (…) Sullo sfondo naturale, pervaso da un mitico animismo, Gaglio mette in scena la vicenda umana della sua terra e lo fa con gustosa e leggera follia. Nella sua poesia grande rilievo assume l’aspetto musicale tanto che già nell’atto della sua declamazione la parola trasmuta in recitazione e questa in canto. Anche le traduzioni in lingua dei suoi testi conservano la freschezza della versione nella illustre lingua di Santa Elisabetta di Agrigento. Agrigento? Proprio la città natale di Luigi Pirandello. Gaglio però è poeta della solarità mediterranea che non risolve il dramma umano nella lucida razionalità ma in un contesto mito – fisiosofico di una cultura più radicata nella tradizione della sua terra.

Fabio M. Serpilli LA POESIA ONESTA Antologia di poeti italiani in lingua e dialetto pag. 83 Falconara Marittima (AN) 1996

(1) Erano il primo nucleo di “L’Omu e la Natura”.

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Caro Salvatore Gaglio, (…) “L’Omu e la Natura” è uno splendido canto d’amore per la Sicilia: mai nominata, la nostra terra è costantemente presente. La civiltà contadina – o, più esattamente, la memoria di essa – trova in Lei un cantore purissimo. La fatica del duro lavoro dei campi si fa ora lamento ora gioia del raccolto; profonde vibrazioni scaturiscono dal diuturno e diretto contatto con la natura e dalla sintonia che con essa si stabilisce. Alla gran madre l’uomo confida i propri moti interiori, di essa apprende a disvelare i segreti e ad ascoltare le voci recondite. L’incanto paesaggistico si fa sentimento panico e respiro cosmico. Le composizioni presentano una fondamentale unità stilistica e tematica, pur nella varietà di metri e ritmi, e sono connotate da fluidità e limpidezza espressiva; tutto, sempre al netto di ogni retorica. (…) Lucio Zinna

“L’OMU E LA NATURA” di Salvatore Gaglio Splendide pagine di storia sulla vita agreste di qualche decennio fa, quando il sudore del contadino preludeva alla gioia del raccolto e le piogge abbondanti rendevano la nostra campagna fresca e rigogliosa come un immenso, ubertoso giardino. Ed è proprio questa campagna, nei suoi diversi momenti e nelle sue infinite variazioni, ad offrire al poeta la materia per esprimere in versi, delicati e perfetti, le immagini che arricchiscono la sua giovinezza e i moti del suo animo sensibile. Timide allegorie (disa, pero, … stelle) e linguaggio morbido e lineare, danno alla poesia di Salvatore Gaglio la veste di una preghiera sofferta nella quale il rimpianto del passato si va lentamente dissolvendo nella speranza di un domani più sereno e gratificante. Preghiera – auspicio da recitare, appunto, oggi “ca ognunu è sulu”, “la natura famìa” (anche d’inverno!), “lu munnu va pirdennu lu suspiru”, “e notti si priparanu cchiù scuri”.

Francesco Augello

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Un afflato panico intenso, un ancestrale desiderio di vita in simbiosi con la natura e con la Madre Terra pervadono le strofe di “Cantu a Matri Natura”, così che il dialogo sul far del giorno, “a la chiarìa”, “quannu lu munnu agghiorna”, si trasforma in richiesta accorata di abbandono fiducioso e rigenerante: “Ora ca vita e munnu su’ a lu nàsciri, pìgliami ni lu pettu, e ddrocu aggiùccami”. Il ritmo della lirica crea un’atmosfera evocativa magica e la cura formale di rime, lessico e metafore, testimonia un’abilità sonora descrittiva e preziosa, attenta al particolare. Licata – Premio Rosa Balistreri 2001 – Motivazione Primo Classificato.

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