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Valtero Curzi

Lo sguardo dell’Anima guarda lontano, molto lontano enon è lì o da qualsiasi altra parte ma è dentro l’anima stessa. Il lontano dello sguardo nei versi di Giusy Bianchi è quel viaggio emozionale che la porta a ripercorrere i propri sentieri, fra ricordi, speranze, illusioni e disillusioni. Il suo apparente canto dolente, in realtà è musica di emozioni che riascoltano la sinfonia della propria vita. Quel lontano non è spazio o dimensione temporale, è proprio “il sentire”, o sentimento, il quale si pone in quello stato di esistenza sempre oltre il reale ed è “lontano” proprio perché non è visibile immediatamente, ma è posto “oltre”, oltre ogni consuetudine e ogni normale sentire, e arrivarci necessita definirsi in una dimensione emozionale particolare. E’ quel dolore che non è misurabile e definibile nei sensi, ma solo attraverso il sentire dell’anima, la quale lo sente perché l’ha provato: “La verità mi ha spogliato gli occhi …” Allora il suo vedere non è altro che il precipitare dentro di sé e cadere liberamente e anche consciamente in quel “sentire”. Il quale è re-interpretare se stessi in un nuovo ordine emozionale. Il dolore al fine, se è un cannocchiale che porta lo sguardo lontano, in realtà è avvicinare lo stesso a ciò che si vuole guardare. E il guardato è la propria esistenza colta nel suo doloroso momento, e se ne vuole uscire proprio attraverso la consapevolezza del proprio patimento. L’anima sente il dolore nel ricordo, perché nel presente è più patimento, patire. Il dolore allora è ri-vivere, e nel ri-vivere è colto ciò che ne è causa. Nei suoi versi, come sguardo doloroso, c’è quella dimensione che possiamo definire come “nostalgia del presente”, apparentemente una contraddizione, perché se la nostalgia è un “ritorno”e il presente è il tempo vissuto, ritornare a un tempo passato come –Nostalgia del Presente- sembra fuori luogo perché non può esistere un “ritorno”, cioè nostalgia, nell’attimo che si vive. Nei versi di Giusy Bianchi però “lo sguardo lontano”, cometempo percorso ed emozionalità vissuta si pone nella nostalgia per ciò che non si è potuto avere, e non avendolo si ricerca ora nel presente. Il ricordo non si ferma in ciò che si è vissuto solamente, ma in quella dimensione che non ha potuta devenire come il desiderio esigeva e l’anima voleva. Quando il ricordo ritorna al presente, è nella propria essenza, perché il presente è fondamentalmente auto-coscienza, quindiè reminiscenza su valori Assoluti, rimasti –nascosti-nell’Anima. “Ritornare nel Presente”, come Nostalgia, è porsi nell’Attimo, come dimensione eterna e in esso scoprire quelle verità che sono da sempre presenti nell’Anima. E nell’anima poetante di Giusy Bianchi, predomina il sentimento dell’amare in quella forma ideale che è sostanza nella sua essenza: “Se l’amore avesse una casa sarebbe il mio petto…”.Amare come essere amata, e di conseguenza definirsi in quel concetto emozionale di coppia che è il NOI. Nei suoi versi non c’è il canto dolente di un’anima che vuol solo essere guardata ma l’armonia di chi vuol amare nell’atto di essere amata. Amare è creare e si crea una dimensione nuova, in cui interviene l’Io e il Tu, configurandoli in quel simbolo relazionale che è il NOI. Il Noi è quindi la dimensione in cui chi si ama arriva e s’insedia con la parte di sé che costruisce per l’altro. Per il relazionarsi con l’alterità necessariamente è “inventarsi” e di conseguenza creare quella parte di sé che offre all’altroe con questi s’insedia in quel Noi. Inventarsi e crearsi per il noi non vuol significare che si altera e inquina la propria essenza divenendo altro da sé per “essere accolto” dall’altro. Non è cedimento ma semplice accoglimento della dimensione dell’altro perché nel dialogo emozionale, e in particolare nell’amare, l’Io tende a trasformarsi.Nel messaggio emozionale dei suoi versi, Giusy Bianchi determina che l’amore non è dare e ricevere come trasferimento di cosa o cose ma interpretazione dell’altro nella propria dimensione. E’ prendersi Cura dell’altro e farsi carico della sua dimensione esistenziale ma al tempo stesso per effetto di quel dualismo Io e Tu nel Noi, è reciproco e contestuale scambio d’emozioni, e se emozionarsi è -e-movere-, ciò che si muove, ciò avviene solamente in quello scambio reciproco d’anime.“Ecco, ho lasciato la porta aperta e buttato via la chiave”, ma tu “ Sei rimasto a dormire sull’uscio del cuore.” Giusy Bianchi ora, in questi versi guarda lontano in quell’orizzonte in cui si è posata e che l’accoglie ma al tempo stesso lo supera. Incanto di aver colto una dimensione di esistenza di sé e disincanto del ritorno deluso. La poetica a cui si affida è quel sentimento particolarissimo che è il “disincanto posato”. Il “disincanto” è la presa d’atto che ogni stato presente è ormai disillusione e il suo esser “posato” non è null’altro che la presa d’atto di ciò, con lo sfiorire della speranza e di ogni illusione. La poesia di Giusy Bianchi trascende quel “disincanto posato” per specchiarsi dentro esso, ma ciò significa guardare proprio ciò che è stato dis-incantato, cioè l’essenza ultima dell’esistenza. Ecco perché il disincanto è al fine “posato “ in quella dimensione crepuscolare che precede la sera ed è cornice di nostalgia e memorie, e malinconia ma ancora illuminata tenuamente dall’ultimo flebile luminoso tramonto. L’anima sa che a breve sarà subito sera, ma sente ancora dentro di sé il fascino di quegli ultimi bagliori di luce. La vita allora vi apparirà totalmente nel suo arcano valore e disvalore, e la sua posatezza sta nell’accettare totalmente la disillusione: “Quelle come me che, nonostante i silenzi, amano ancora sentire”

Dott. Valtero Curzi

 

 

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                                                                                                               Mauro Romano

E’ una poesia ben orchestrata quella di Giusy Bianchi, che scorre sui binari della linearità e della coesione descrittiva, dove il calore umano, la sicurezza, il conforto che dona la persona amata, travasano in versi di speranza, di fiducia, ma anche d’angoscia quando l’impulso affettivo oscilla vertiginosamente sulla scala dei sentimenti e chi ama ardentemente spesso non è ricambiato con lo stesso fervore. Voli di fantasia affiancano e sorreggono il desiderio di non desistere, ma di ‘salvare’ quel messaggio d’amore, riparando nella poesia. E di conseguenza, mentre il canto, il lamento, la consapevolezza del disinganno, forgiano nell’autrice l’idea della pochezza del nostro argomentare, delle nostre ragioni, della inefficacia delle parole – che lei stessa definisce di carta! – che gli altri rispediscono al mittente come un boomerang, e noi stessi, a volte … dall’altra, con espressioni forti, consapevoli, che colpiscono nel segno, la Bianchi dipinge coi colori della quotidianità i turbamenti dell’anima affidandosi ai ricordi, ma anche alle ferite del cuore e del proprio corpo, contagiando magicamente il lettore in momenti catartici di assoluta straordinarietà, regalando versi di egregia fattura, baleni sublimi di stupefacente intensità, di coinvolgimento totale! Confidando in una nuova alba, tra l’incanto e il disincanto di un amore.
Mauro Romano

 

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