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Buona navigazione.
Maria Teresa Infante

Maria Teresa Infante

SEMPRE X SEMPRE
Cercare di trovare un senso alla monotonia delle ore che sembrano scivolare via, sempre una uguale all’altra, in gesti conosciuti e meccanici, trascinandosi nella opacità della quotidianità che per sua natura relega le emozioni negli scantinati del cuore e vederla poi disintegrare davanti a un passato che, doloroso esplode in tutta la sua violenza.
Gli anni dei sogni, della prima scoperta d’amore, del carpe diem, dell’incedere tentoni per scoprire il mondo ad ogni passo con le sue fattezze, in un caleidoscopico vorticare di emozioni e sentimenti che si denudano agli albori delle prime esperienze di vita, per rintanarsi poi, col passare degli anni, negli anfratti più nascosti della memoria, senza mai scomparire completamente. Ed è così che un’immagine, un volto, un suono basta a farli riemergere, a riportarli in superficie in tutta la loro intensità. Nel nostro romanzo Enzo ne è la vittima inconsapevole, vittima di un passato che ritorna e prepotentemente affonda stoccate nei ricordi a lui cari e mai sopiti del tutto.
Mia, Mietta è morta… tre parole echeggiano nella stanza in una macabra danza di suoni; un fulmine a ciel sereno che apre uno squarcio sugli anni lasciati alla spalle, su ciò che è stato e lo ha plasmato rendendolo ciò che è oggi.

E’ chiara la consapevolezza che non siamo altro che il frutto di esperienze trascorse, come pezzi di un lego, ogni attimo del vissuto si incastra nel tutto rendendoci ciò che siamo, nulla va perso per strada, tutto si elabora, si ricompone, per farsi linfa e poi frutto e alimentare la nostra vita.
Mi è rimasta impressa una frase, fin dai tempi della scuola, non è una citazione famosa, non appartiene ad emeriti filosofi, ma la lessi in un romanzo” La tamburina” di Jhonn le Carrè , diceva “ Siamo stati poco tempo vivi, saremo per troppo tempo morti”. Ero giovanissima eppure non l’ho più dimenticata, l’ho portata sempre con me . Avevo capito di come la morte sia uno stato imprescindibile, di come nostro malgrado ci appartenga e affondi la sua essenza nella vita stessa. Avevo capito che la morte fa parte di noi, così come la vita, due elementi imprescindibili l’uno dall’altra. Non ci sarebbe morte senza vita e questa se vogliamo è la vittoria della vita sulla morte; la morte non esisterebbe da sola, esiste fin quando siamo in vita e la vita ha la sua fine nella morte, non può prescindere da essa. Siamo nati per morire, cambia solo la collocazione temporale: noi saremo per tanto tempo morti e per poco tempo vivi.
Sono riflessioni soggettive, pienamente confutabili, ognuno di noi ha la sua idea di vita e morte, Potremmo anche dire che la morte esiste solo finché siamo in vita, poi cessa di esistere, che non siamo più nulla oltre la vita, e cadere in un estremo pragmatismo che addolora.
Sempre x sempre
La parola “sempre” a volte spaventa, è una promessa difficile da mantenere eppure quante e quante volte l’abbiamo pronunciata. Enzo e Mia lo hanno fatto spesso “ ti amerò per sempre” , forti del loro amore giovane e genuino.
E così nel percorso inverso alla notizia nucleo del romanzo, il protagonista rivive i momenti felici della sua giovinezza, di un amore acerbo e aperto alla speranza, disilluso poi dalle aspettative troppo alte tipiche di un’età in cui sono i sogni a prevalere. Così in tutta la parte centrale del racconto sale in cattedra la vita, quella ilare, spensierata, generosa, che non chiede nulla. Una descrizione narrativa che procede in rinascita di emozioni, in cui sembra quasi emergere un bisogno, una necessità di acuire il dolore, di farsi male, nella dolorosa accoglienza di momenti ormai inafferrabili. Ricordare spesso è sinonimo di sofferenza e forse questo serviva ad Enzo nel bisogno di metabolizzare una perdita importante. La sofferenza implica già in sé il momento successivo della guarigione, è quasi un passaggio obbligato per poi vivere il futuro a piene mani, e quindi ha inizio una cavalcata di spensierati e fanciulleschi momenti che rendono la lettura scorrevole e gradevole in cui l’amore tra due giovani sale in cattedra.
ENZO QUARANTA è anche abile narratore nella leggerezza dei passaggi che lo vedono ora a Venezia, ora a Torremaggiore, suo paese d’origine, in un contrasto di colori e culture che dosa sapientemente con la spontaneità di una giovane penna.
Ma nell’antitesi antropologica di morte/rinascia il vòlano del racconto è la limpidezza, la trasparenza , la solarità di un amore giovane e fresco, scevro da ogni condizionamento. Un amore che ha lasciato tracce della sua bellezza anche dopo la morte, mantenendo la sua promessa : Sempre x sempre. ..
E questo, forse Mia lo aveva previsto.
E ora nelle lacrime catartiche, liberatorie di Enzo, lo lascerà andare verso la nuova vita che lo attende, in cui il ricordo sarà non più struggente sofferenza ma ombra discreta e amica .
Saremo per troppo tempo morti, ma ora c’è ancora altra vita, tanta altra vita da vivere.
Testo
Maria Teresa Infante
poetessa/scrittrice
 separatore

 

Antonio Moscatelllo

Antonio Moscatelllo

 

Recensione di Antonio Moscatello

SORPRENDENTE ENZO
Enzo Quaranta mi ha sorpreso. Lo conosco da diverso tempo. Abbiamo militato sotto le stesse bandiere, sempre dividendoci e spesso scontrandoci (ovviamente nel rispetto reciproco). Ma francamente nella veste di scrittore e poeta non ce lo vedevo. Invece ho appena finito di leggere il suo primo romanzo “Sempre x sempre” e devo dire che mi è piaciuto. E’ il racconto d’un amore giovanile, scritto in maniera diretta, delicata, fresca.
Destino ha voluto che il suo libro e il mio uscissero sostanzialmente in contemporanea. L’ho trovato divertente, come se anche questa volta ci dovessimo “scontrare”. Ma in realtà non è così. Si tratta piuttosto di una piacevole coincidenza. Il genere che pratichiamo è naturalmente diverso – potevamo mai trovarci allineati, dallo stesso lato della barricata? – ma il desiderio di raccontare è comune.
“Sempre x sempre” ha un’interessante circolarità. E’ come se, raccontando la storia d’amore con Mia, Enzo ci volesse dire che la vita è prima di tutto ritorno. Cammini su strade, nuove o già battute, ma poi devi fare i conti con il passato, con le sue ferite, con le sue dolcezze. Curiosamente, Enzo sfiora un tema che mi è caro, il Giappone, ma non voglio aggiungere troppo perché non sarebbe giusto togliere il piacere della scoperta attraverso la lettura.
Chi nella nostra piccola patria torremaggiorese conosce Enzo per la sua attività politica, resterà probabilmente sorpreso quanto me nel leggere il libro. Lo scrittore Enzo Quaranta è molto diverso dal militante Enzo Quaranta. Quanto sanguigno è il politico (sia quando ha ragione che quando sbaglia ), tanto è intimista e attento alle sfumature dei sentimenti è lo scrittore. Per questo motivo, non cercate il primo nel secondo. Invece adagiatevi nella lettura perché, come recita una frase che Enzo cita nel libro: “Infiniti sono i modi in cui i tesori cadono dal cielo”.

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