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Buona navigazione.

Ricordi quelle vie serpiginose?
Traboccavano grappoli i balconi
e seni rigogliosi
e gote in fiore.
Erano la fucina a noi dei sogni;
delle nostre speranze i sillabari.

Dal piazzale, ed in anse collinari,
partivano a raggiera;
abbracciavano i fianchi del Bastione
con tenacia di massi e caprifichi,
e svanivano in cima a monte Chieli.

Erano acciottolati di calcare
sconnessi dalle piene;
nell’inverno ruscelli turbinosi,
e sotto il sole della primavera
greti di ortiche.
Ma ricordi all’Ave
l’animarsi convulso e spensierato
dei bimbi e delle rondini,
su per i calli
e giù per il Sagrato,
tra casupole e spiazzi?

Oggi rivedo in me
fingo nell’aria
¬per quelle strade in un guizzare a frotte
stormi improvvisi di fanciulli; cori
nel parossismo della frenesia;
esuberante vaga leggiadria
erompere dalle anse e svicolare
incessante ed etereo galoppare.

Quei fanciulli vocianti in mille agoni
forse eravamo noi
nel gioco ininterrotto eterni Eroi,
Paladini di Francia e spadaccini:
occhi limpidi e chiari
non turbati dai flutti d’avvenire.

Passeri spensierati, ali giulive,
fiori appena dischiusi alla rugiada,
nell’incanto incorrotto al ciel turchino
senza ieri e domani
¬folletti straripammo in erte e piani.

Fummo fiotti di vita esuberante
e pei greti anche noi tenaci piante,
quando alla sera, esausti,
seduti sopra cigli di alabastri,
specchiammo i sogni
nel brillio degli astri.